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lunedì 8 febbraio 2016

Carnevale



Anche durante il periodo di Carnevale, gli uomini e le donne di Verzino seguivano particolari tradizioni. I giovani costruivano un pupazzo di paglia che rappresentava il carnevale morente, lo caricavano su un asino, lo portavano in giro per il paese. Durante le soste, nelle piazzette rionali, venivano recitate delle lunghe filastrocche che riassumevano i principali avvenimenti dell’anno e, in modo sibillino, accennavano alle malefatte altrui, per lo più ignote ai cittadini.Di sera, poi, gli uomini travestiti di solito da donne, andavano di casa in casa con uno spiedo nelle mani e “ a vertula” (sacchetto di stoffa dove veniva deposto il cibo quando i contadini andavano in campagna e pranzavano nei campi) sulle spalle. Varcata la soglia delle case, iniziavano a cantare, accompagnati dal suono dello “zucu” (strumento rudimentale approntato con il velo pleurico del maiale) divertenti filastrocche. Alla fine dello spettacolo, porgevano alla padrona di casa lo spiedo; questa, come ricompensa, vi infilava un pezzo di salsiccia o un pezzo di pancetta

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sabato 4 aprile 2009

La passione di Cristo

Tra breve è Pasqua,se qualcuno ha del materiale attinente al periodo della Passione in Verzino, foto,video,articoli,ecc. può mandarli all'indirizzo email verzinokr@libero.it o se volete essere voi stessi a pubblicarli dovete mandare il vostro indirizzo email allo stesso indirizzo,riceverete un email d'invito,seguite l'istruzioni,iscrivetevi e potrete farlo voi direttamente su http://www.verzinokr.blogspot.com/

lunedì 29 dicembre 2008

La settimana dopo il matrimonio

Questo periodo era alquanto strano e singolare. Gli sposi dovevano segregarsi in casa e non avere contatto con nessuno. La madre dello sposo ogni mattina portava loro il caffè, il latte , le uova..... Solo il giovedì, a tarda sera, facevano una breve visita ai rispettivi genitori, per tornare a rinchiudersi sino alla domenica. In quel giorno lo sposo e la sposa, agghindata per l’occasione con un elegante vestito e con una collana di perline legata da tre nastrini, si recavano a messa per ricevere la benedizione del parroco. In questa occasione si diceva che la sposa era “nesciuta i zita”. Uscendo dalla chiesa, andavano a casa dei genitori della sposa, dove venivano trattenuti per il pranzo.Ora la giovane moglie aveva una sua famiglia e, se qualche sciagurato uomo la insidiava, ella poteva con fermezza cantargli:



Nun me veniri appressu sciaguratu


Nu mme veniri appressu sciaguratu Non seguirmi sciagurato

c’haiu l’anellu e sugnu maritata. che ho l’anello e sono sposata.

Ca ‘ncunu jurnu si ti vida fratima Qualche giorno se ti vede mio fratello

ti rumpa l’occhi e ti spunta ri corna. ti rompe gli occhi e ti spunta le corna.

Sugnu la cchiu felici di li mammi Sono la più felice delle mamme

nu bellu maritu un bel marito

na casa formata. una casa sistemata.

A tutta a casa mia Per tutta la mia casa

cci su ‘mpicati ci sono appese

sazizzi, pruvuluni e supprissati. salsicce, provoloni e soppressate.

Tegnu nu lettu i lana cu ri molli Ho un letto di lana con le molle

e m’azu e curcu quannu vogliu iu e mi alzo e corico quando voglio io

e mo chi tegnu ssu beni i Diu e adesso che ho questo ben di Dio

vida si pozzu fari fissirie. vedi un po’ se posso fare pazzie.


Mentre il marito, pieno di gelosia, raccomandava alla bella moglie:


Idolo amore mio, simmi reale



Idolo, amore mio, simmi reale, Idolo, amore mio, sii a me fedele,

tu a fare cume dicu iu, tu devi fare come dico io,

cu certa gente un ci praticare con certa gente non ci devi praticare

massimamente cu chine un boglio iu, soprattutto con chi non voglio io,

mancu i l’acqua ta fare tuccare, neanche dall’acqua ti devi fare toccare,

puru di l’acqua portu gelusia, che pure dell’acqua sono geloso,

ca l’acqua è fridda e ti pò muzzicare che l’acqua è fredda e ti può mordere

puru pò fare l’amure cu ttia, anche può fare l’amore con te,

ca si vò acqua ppi tti lavari che se vuoi acqua per lavarti

sangue ti dugnu di li vene mie, sangue ti do delle mie vene,

a tuvagliella ppi ti cci stujare l’asciugamano per asciugarti

na pinnicella di lu core miu. una penna del cuore mio.

Ora questa moglie e mamma doveva pensare al corredo della sua piccola bambina. Era necessario raccogliere, filare e tessere la ginestra, pianta, allora, usata dalle famiglie più povere per la tessitura di qualsiasi indumento. Le più benestanti, invece, solevano usarla solo per la tessitura dei sacchi, preferendo per il proprio corredo lana e cotone.
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Il matrimonio

La domenica tanto attesa lo sposo, accompagnato dai suoi invitati, raggiungeva la casa della sposa e da lì tutti insieme si recavano in chiesa. Accanto alla sposa si accostava il compare d’anello reggendo il piattino contenete le fedi nuziali da lui donate. Dopo la cerimonia, era lo sposo che conduceva alla casa paterna la sua diletta sposa, ormai sua moglie. Tutti i parenti e gli amici, affacciati ai balconi e alle finestre, lanciavano sugli sposi grano, confetti e monetine. Il corteo, passando sotto gli archi (da finestra a finestra venivano tese capaci corde sulle quali erano appese le coperte più belle), raggiungeva la casa della sposa dove si dava inizio ai festeggiamenti. Dopo canti, balli e cibo, quando tutto si placava, iniziava la serenata:


Stilla lucente


Stilla lucente di luci a sira Stella lucente di luce la sera

quantu bella mi pari a matina quanto bella mi sembri al mattino

quannu ti viu avanti a porta quando ti vedo davanti alla porta

d’oru mi pari n’angela divina, d’oro mi sembri un angelo divino,

beatu chine ha furtuna e meglia sorte beato chi ha fortuna e sorte migliore

i ti godere a tia stella mattina, di goderti stella mattutina,

eju l’amaru ca nun tegnu sorte mentre io, l’infelice che non ha sorte,

tiru na rosa e mi vena na spina. tiro una rosa e mi viene una spina.

Quannu nascisti tu fonti i billizzi Quando tu nascesti fonte di bellezza

mammata parturiu senza duluri tua madre ti partorì senza dolore

si nata chilla notte d’allegrezza sei nata quella notte d’allegria

chi li campane sunavanu suli, quando le campane suonavano da sole,

a niva ti dunau i sue bianchizzi la neve ti donò il suo candore

e ra cannella u bellu sapuri e la cannella il buon sapore

u pipa ti dunau a fortilezza il pepe ti donò la forza

a rosa russa u bellu culuri. la rosa rossa il bel colore.


O rosa russa fatti mazzi mazzi Oh rosa rossa fatta a mazzi

colonna lavurata di billizzi colonna lavorata di bellezze

quannu mi guardi cu st’occhi m’ammazzi quando mi guardi con questi occhi mi ammazzi

focu ma misu curi tue bellizzi fuoco mi hai messo con le tue bellezze

eju dormu subra sette materazzi io dormo sopra sette materassi

riposu nun ni pijo a nullu pizzo ma riposo non prendo da nessuna parte

vorra durmire n’ura a ri tue vrazzi vorrei dormire un’ora fra le tue braccia

pi bidare cum’è sta cuntentizza. per capire com’è questa gioia.

Janca palumma mia si senza feli Bianca colomba mia sei senza cattiveria

comu discenni di sangu riali come discendi tu da sangue reale

a caminata tua è subra i veli la camminata tua è sopra i veli

a pidatella tua nterra nun para l’impronta tua sulla terra non appare

si v’ho li scarpi ti li fazzu fari se vuoi le scarpe te li faccio fare

d’oru e d’argentu a mpigna e ra sola d’oro e d’argento la tomaia e la suolae

chillu marru chi ci fazzu fari e quel calzolaio che le farà

ppi siggillu ci mpizza ru miu cori. per sigillo ci scolpisce il mio cuore.


Il compare d’anello ringraziava i suonatori, offrendo una bottiglia di liquore che poi, vuota, frantumava sull’uscio della casa degli sposi gridando: “aguri e figli masculi”


Il letto

U lettu


Il giovedì prima del matrimonio, veniva addobbato il letto dove i futuri sposi dormivano la prima notte. Il letto veniva “parato” da tre donne: una sposata con un bambino in braccio, una vergine ed una anziana. Sopra la coperta, tessuta per l’occasione, venivano deposte uova, sale, zucchero, riso, confetti e i “‘mmuccellati”, dolce tipico del luogo simile ai mustacciuoli, a cui si davano particolari forme bene auguranti. Gli sposi non potevano assistere a questa cerimonia.

Publicazioni di matrimonio

U Vanniamentu


Arrivava, poi, il momento in cui i due giovani promessi sposi dovevano presentarsi al cospetto del sindaco per la “prima richiesta”, cioè la richiesta di pubblicazioni del matrimonio. La cerimonia avveniva di solito al mattino ed aveva inizio nella casa dello sposo da dove, sempre in corteo, con parenti ed amici, si andava a prelevare la sposa. Per l’occasione la fidanzata riceveva “a parata” (orecchini, collana, anello, spilla, bracciale d’oro). Dopo che la sposa si era adornata con gli ori appena ricevuti, il corteo raggiungeva la Casa Comunale. Trascritti gli atti, sugli sposi si riversava una pioggia di confetti.

domenica 28 dicembre 2008

Il fidanzamento

Il giorno del fidanzamento nella casa dello sposo si concentravano i parenti più intimi e tutti, in corteo, preceduti dai ragazzi che portavano delle fiaccole e da alcuni suonatori con mandolino e chitarra battente, si recavano alla casa della sposa a fare “a ‘mmasciata”. Lì veniva concordata la dote e fissata la data delle nozze. Dopo che il fidanzato donava alla sua promessa sposa un anello, si aprivano le danze e si iniziava a ballare, a mangiare ed a cantare:

Stilla i prima sira
Stilla i prima sira chi guardati stella di prima sera a chi guardate
sta donna sempre chiusa la tiniti, questa donna sempre chiusa la tenete,
si illa dorma nun la risbigliati se lei sta dormendo non svegliatela
dumani a jurnu mi la salutati. domani con il giorno me la salutate.

Zum zum zum
Zum zum zum na chitarra di culumbra Zum zum zum una chitarra di fico
e n’atra di cerasi un’altra di ciliegio
gioia mia cume te vasu gioia mia come ti bacio

Quanta è bella l’unna di lu mare
Quanta è bella l’unna di lu mare quant’è bella l’onda del mare
che nu mi dicia voglia di partire che mi fa venire voglia di non partire
che c’è na figlia di nu marinaru che c’è la figlia di un marinaio
tantu ch’è bella ca mi fa murire è così bella che mi fa morire
e ancuno jurnu ca m’haio arriscare e qualche giorno devo rischiare
ntra la barchetta sua voglio salire sulla barchetta sua voglio salire
tantu chi a vogliu stringere e vasare, e la voglio stringere e baciare
finu ca mi dicia fino a che non mi dice
“amore lasseme stare” “amore lasciami stare”

O rosa rossa

O rosa russa colorita e bella O rosa rossa colorita e bella
eju fossi u primo amore ca t’amai sono stato il primo ad amarti
t’amai ch’eri na piccola tonsella ti amai da quando eri un piccola ragazza
eri fanciulla e mi nne ‘nnammurai eri fanciulla e me ne innamorai

Quantu bella t’ha fattu la furtuna

Luce di l’occhi mii Luce dei miei occhi
quantu si bella quanto sei bella
quantu bella t’à fattu a furtuna quanto bella ti ha fatto la fortuna
ha fattu sì capilli anelli anelli ti ha fatto questi capelli anelli anelli
menzu lu pettu u sule e ra luna in mezzo al petto il sole e la luna
pigliu ppi l’abbrazzari cerco di abbracciarti
e abbrazzu u ventu! e abbraccio il vento!
mi risbigliu e mi vena u chiantu mi sveglio e mi viene il pianto
e ccu u stessu chiantu m’addurmentu e con lo stesso pianto mi addormento.

Affacciate a ra finerra capilli rizzi



Affacciate a ra finerra capilli rizzi Affacciati alla finestra capelli riccie
iettame nu garofanu i ssa grasta e buttami un garofano di questo vaso
si lu jetti io mi trovu lestu ca se lo butti io sarò veloce
ppe nun cadiri nterra mpu nsi guasta; da non farlo cadere a terra affinché non si sciupi;
ca mi lu stipu ppi megli festi, così me lo conservo per le feste migliori
,garofanu d’amure e tanto abbasta. garofano d’amore e questo mi basta.

A’ ssa ruga
A ‘ssa ruga c’era ppi ra via In questo rione c’era sulla strada
n’albero carricatu i diamanti un albero carico di diamanti
A ru ‘mmenzu na cima pennia Al centro un ramo pendeva
carricatella di rose janche pieno di rose bianche
a ra curina c’è a bella mia in cima c’è la bella mia
chi duna ri splendori a tutti quanti. che dona splendore a tutto quanto.
a ru pedale na fonte curria ai piedi una fonte sgorgava
cum’era duce e cum’era galante. com’era dolce e com’era raffinata.

Oh quant’è bella sta figlia e Massaru

Mmenzu sta ruga c’è na spuntunera In mezzo a questo rione c’è un angolo
di casajettari cci la vogliu na canzuna. dove cantare voglio una canzone.
Oh quant’è bella sta figlia e massaru, Oh quant’è bella questa figlia di “massaro”
tanti ch’è bella ca scura ru suli. è così bella che oscura il sole.
Quannu si spoglia un ci vò lumera, quando si spoglia non ci vuole lume
ca ccu ri carni sue s’allucia ssula. con le sue carni si fa luce da sola.

Acelluzzu chi vai u mari mari

Acelluzzu chi vai u mari mari Uccellino che vai per il mare
ferma quantu ti dicu due parole fermati il tempo di dirti due parole
quantu me tiru de st’ala na pinna, il tempo di tirarmi da quest’ala una penna,
fazzo na letterella a ru miu amore, e scrivere una letterina al mio amore,
ca po’ a dugnu a ru ventuambulare. poi la darò al vento.
Ventu portamiccella a ru miu amore Vento portamela dal mio amoreca
si lu trovi a tavola chi scriva e se lo trovi al tavolo mentre scrive
lassalu stare ca pensa a mia. lascialo stare perché pensa a me.
E si lu trovi a letto ca riposa Ma se lo trovi a letto che riposa
a ru pettu faccilla na magaria, al petto faglielo un incantesimo
una faccilla i focu bruciante uno faglielo di fuoco bruciantee
natra faccilla ca vò bene a mia. un altro faglielo così che possa volermi bene.
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Facciamo l'imbasciata

Facimmo a ‘mmasciata

L’innamoramento, il fidanzamento, il matrimonio, a quei tempi avvenivano seguendo riti ben precisi. Il giovane innamorato, durante la notte di Natale, prendeva uno dei tizzoni della fochera ed andava a deporlo, con cura, sull’uscio chiuso dell’amata. A giorno fatto, il pretendente ritornava trepidante, e, solo se il tizzone era sparito, poteva varcare quella porta e cantare una delle seguenti richieste di matrimonio:

Signu venutu a ti parrari chiaru Sono venuto a parlarti chiaro

Signu venutu a ti parrari chiaru, Sono venuto a parlarti chiaro,
si mi la dai a figliata o chi dici. se me la dai a tua figlia o che dici.
Si mi la duni ti chiamu mamma Se me la dai ti chiamo mamma
si ‘nno ti chiamo scellerata donna. se no ti chiamo scellerata donna.

Ohi Matrilla

Ohi Matrilla i prima sira chi guardati ? Signora di prima sera a chi guardate?
chista donna sempre chiusa la teniti. Questa donna sempre chiusa la tenete.
Vogliu sapiri si la maritati Voglio sapere se la sposate
o sempre schetta la tiniti. o sempre nubile la tenete.
Ohi ca si vena n’atru amanti e ci la dati Se viene un altro amante e gliela date
s’è cchiu bello di mia mi lu diciti. se è più bello di me ditemelo.
Ca poj cci acchiappamu a curtillati Così poi litighiamo con i coltelli
pe vidari chi porta ri feriti per vedere chi porta le ferite
ca si li portu io su sanati, perché se li porto io guarirò,
ma si li porta illu...è sippillitu. ma se li porta lui ....sarà morto.

Zuco Zuchillu

Zucu zuchillu chi va caminannu? Zuco zuchillo perché sei in giro?
Vaju girannu na mugliera sto cercando una bella moglie
u mi nni curu ch’edi piccirilla non mi interessa che è piccolina
basta chi tena ri minnuzzi belli basta che abbia il seno bello
e rrrica ru villicu ara majilla. e strofini con l'ombelico alla madia (cioè che sappia fare il pane)
Si t’ha nzurari pijatilla bella Se ti devi sposare prenditela bella
un ti nni nnammurari i rrobba e dinari non innamorarti di averi e denari
fa bonu si ta piji vasciuttella fai bene se la scegli bassa
bastica è dilicata di cintura basta che abbia la vita sottile
ca si ccià fari ancunu vestitellu perché se le devi fare qualche vestito
sparagni i sordi a ra maniffattura. risparmi soldi per cucirlo.

Oh Vagastilla!

Oh vagastilla, oh vaga di billizzi Oh vaga stella, oh vaga di bellezze
colonna di cristallu e filu d’oru colonna di cristallo e filo d’oro
quantu vala nu filu di sti pezzi quanto vale un filo di questi
u vala a spata i l’imperatori. non vale la spada dell’imperatore.
Sia mmalidittu chi cerca rricchizzi Sia maledetto chi cerca ricchezze
ricchizza cchiù di tija nun c’è trisoro. nessun tesoro può essere una ricchezza più grande di te.
Diciami cchi nni fai di ssi bellizzi Dimmi cosa ne fai di queste bellezze
si mammata nun ti vò maritari se tua mamma non ti vuole dare in sposa
venanu i matrimoni ed illa sgrizza vengono i matrimoni ed ella rifiuta
si cridica cu ru rre vò apparentari, pensa di darti in sposa al re,
cu rre un nni vo di ssi bellizzi ma il re non vuole queste bellezze
ca vo na barca carrica i dinari. vuole solo una barca carica di denari.

Se invece, il pezzo di legno, era ancora al suo posto, beh... allora la famiglia l’aveva rifiutato; l’unica cosa da fare era mettersi il cuore in pace e di notte andare, per dispetto, a cantare una canzone di sdegno:

Fimmina chi tradisti lu miu core Donna che tradisti il mio cuore

Fimmina chi tradisti lu miu core, Donna che tradisti il mio cuore
pi dire cu ‘n avia mezzi e putiri, perché non avevo mezzi e potere,
un dire ca ti spusi p’amure, non dire che ti sposi per amore,
sulu u fa pi carti i milla lire. perché lo fai solo per le mille lire.

Focu arde te cume t’astutasti

Oh focu ardente cume t’astutasti Oh fuoco ardente come ti sei spento
n’ura chi ti mancarunu li carbuni per un’ora che ti mancarono i carboni
ca jsti ppi t’azari e ti vasciasti cercasti di alzarti e ti riabbassasti
e ssi basciata trecentu scaluni. e ti sei abbassata di trecento gradini.
A quala sipurtura lu scavasti In quale cimitero lo trovasti
stu surchiavrodu e mangiamaccarruni questo “succhiabrodo” e “mangia maccheroni”
a si lu scontu mi lu mintu ntasca che se lo incontro me lo metto in tasca
muriri ti lu fazzu di paura. morire te lo faccio di paura.
Chi t’aju fattu lingua sirpintina Cosa ti ho fatto lingua di serpente
ca di la vita mia ni parri mali che della mia vita ne parli male
ohi chi ti vonnu fari a latte amaru ohi che possano tramutarti in latte amaro
li stintinella jettati ari cani le tue budella darle ai cani
l’ossa macinati aru mulinu le ossa macinate a quel mulino
c’à macinatu u megliu ranu che ha macinato il miglior grano
po cirnuti a nnu crivu suttile e poi passate a setaccio sottile
spurbariate pe ru campanaru. disperse al vento dal campanile.
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mercoledì 17 dicembre 2008

Il maiale "u porco o purcello"

Ragione di letizia, durante le feste natalizie, era anche la mattanza del maiale. Per l’occasione infatti si faceva festa, la carne abbondava in famiglia, parenti ed amici sedevano allo stesso tavolo assaporando gustose pietanze a base di carne innaffiate da vino generoso. Il maiale, nero, veniva allevato in apposito porcile, nutrito con i rifiuti della cucina, dell’orto, del frutteto. Ogni singola parte dell’animale veniva riutilizzata, conservata, trasformata. L’allevamento non era costoso e il maiale forniva grassi, carni insaccate, prosciutti per un intero anno. Era consuetudine mandare “ u ratu”, cioè un pezzo di filetto e di fegato, a persone di riguardo, da cui si era ricevuto un beneficio, oppure ai parenti ed agli amici verso i quali ci si sentiva più intimamente legati; questi ultimi, a loro volta, avrebbero contraccambiato il dono, quando avrebbero sgozzato il loro maiale.





L’omino aru munno tre vote è cuntento:--------- L’uomo nel mondo 3 volte è contento:


quannu ammazza u porco, sona e canta; -------quando uccide il maiale, suona e canta;


quannu si fa a varba, nu mumentu, ------------quando si fa la barba, per un istante,


quannu se ‘nzura ppé na vota tantu. ------------quando si sposa una volta tanto.


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Capodanno


La notte di Capodanno gli uomini solevano riunirsi e con la chitarra battente, giravano per le case a cantare “a strina”. Per prima cosa lodavano la padrona di casa:

A Srina.................................................. .........La strenna

Cara signora vi simu venuti ...........................Cara signora siamo venuti

ppi mille vote siavu a ben truvata ................... per mille volte siate la ben trovata

nu mazzu i garofani juruti ................................un mazzo di garofani fioriti

cchiù di lu mustu v’urdura ru jatu ................... più del mosto vi profuma il fiato

Guardatela mo vena ----------------------Guardatela adesso arriva

a casa casa para na regina -----------------attraversando la casa sembra una regina

a na mano porta na lumera ---------------- in una mano porta un lume

a natra mano na valente strina” -----------nell’altra mano una valente strenna



poi gli elogi venivano rivolti al marito:



Menzu sta casa penda nu truncune -------In mezzo a questa casa pende un tronco

a vorru maritu u via nu barune --------- che vostro marito sia un barone

Haiu fattu votu a Santu Vitu ------------Ho fatto voto a San Vito

Iddiu vi guardi stu bellu maritu ----------Dio vi guardi questo bel marito

Haiu fattu votu a San Giuseppe ---------Ho fatto voto a San Giuseppe

a porta chiusa si trova aperta.” ---------la porta chiusa si trova aperta.



I padroni, infine, dovevano ringraziare offrendo da bere.http://www.galkroton.it/verzino/default.asp


martedì 16 dicembre 2008

Natale

La festa iniziava il giorno di Santa Lucia con la preparazione dei dolci natalizi “i crustuli” e i “cullurelli”; con un po’ dell’impasto di questi ultimi si realizzava, prima della frittura, una croce sul camino in segno di buon auspicio.Durante la notte della Vigilia, avveniva uno strano e suggestivo raduno, ogni famiglia del luogo portava davanti alla Chiesa un grosso ceppo di legno. Dei ciocchi si faceva un’enorme catasta e, calate le tenebre, vi si dava fuoco. Mentre il rogo ardeva, le donne, gli uomini, i vecchi ed i bambini, che in allegria vi assistevano, allietavano la notte cantando:


E’ la sira di Natale E' la sera di Natale


E’ la sira di Natale, E’ la sera di Natale,

c’è na festa principale c’è una festa importante,

e nu voe e n’asinello c’è un bue ed un asinello

San Giuseppe vecchiarello. San Giuseppe vecchierello.

San Giuseppe nun durmiri San Giuseppe non dormire

ca Maria a’ ddi parturiri, che Maria deve partorire,

a’ddi fari nu Bumbinellu, deve fare un Bambino

iancu, russu e turchinellu. bianco, rosso e turchino.

U mintimu subra l’atari lo mettiamo sull’altare

tutti l’angiuli a cantari, con tutti gli angeli a cantare,

a cantari ccu bella vuce a cantare con soave voce

o Maria quantu si duce o Maria quanto sei dolce

e ssi duce n’zuccherata, e sei dolce come lo zucchero

o Concetta ‘Mmaculata.” o Concetta Immacolata.


Anche le case erano illuminate da un grande fuoco che doveva ardere tutta la notte. Il capofamiglia collocava nel camino un grosso ciocco recitando una preghiera e pronunciando parole di augurio, con segni di croce e benedizione. Accanto al ceppo venivano poste vivande e dolci: Gesù Bambino sarebbe venuto a mangiare non appena tutti sarebbero andati a dormire.http://www.galkroton.it/verzino/default.asp

Verzino kr-Tradizioni

La festa religiosa era il momento in cui si manifestava maggiormente il folclore del popolo. Il Natale, il Capodanno, l’Epifania, il Carnevale, le Palme, la Pasqua, ripetevano ogni anno le ataviche tradizioni ricevute in eredità dai padri a cui tutti, malgrado il mutare dei tempi, sono ancora legati. Anche gli avvenimenti più importanti della vita seguivano il calendario religioso. Era, infatti, durante tali periodi che si trovava marito, ci si sposava, si battezzavano i propri bambini. Nello stesso tempo si faceva baldoria, si mangiava, si beveva, si cantava e si stava tutti insieme.http://www.galkroton.it/verzino/default.asp

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